Ansia e disturbi visivi: cosa li lega?
10 settembre 2025

L'ansia non coinvolge soltanto pensieri ed emozioni. Quando siamo in uno stato di allerta, possono cambiare anche il modo in cui osserviamo ciò che ci circonda, la nostra attenzione e il modo in cui utilizziamo lo sguardo.
Per questo alcune persone possono percepire, insieme all'ansia, sintomi come affaticamento visivo, difficoltà a mantenere l'attenzione, sensazione di instabilità o maggiore sensibilità agli stimoli visivi.
Ma che relazione esiste realmente tra ansia e sistema visivo?
Quando l'ansia cambia il modo di guardare
L'attenzione visiva non è sempre uguale. In una situazione percepita come minacciosa, il cervello tende a dare maggiore priorità alle informazioni che potrebbero segnalare un pericolo.
Gli studi che hanno analizzato i movimenti oculari mostrano che le persone con livelli più elevati di ansia possono presentare una maggiore attenzione verso gli stimoli minacciosi e, in alcune condizioni, una maggiore difficoltà a distogliere lo sguardo da questi stimoli.
Questo non significa semplicemente “vedere peggio”. Significa piuttosto che attenzione, movimento dello sguardo ed elaborazione delle informazioni visive possono essere influenzati dallo stato di ansia.
La relazione può essere particolarmente interessante quando sono presenti anche instabilità, disagio negli ambienti visivamente complessi o una sensazione di affaticamento durante le attività visive. La letteratura ha infatti descritto un'influenza dell'ansia sul controllo dello sguardo e sulla stabilità della fissazione, anche in relazione ad alcuni disturbi visuo-vestibolari.

E i disturbi visivi?
È importante non attribuire automaticamente all'ansia qualsiasi sintomo visivo.
Una visione sfocata, una difficoltà di messa a fuoco, un fastidio durante il lavoro da vicino o altri disturbi possono avere cause diverse. In alcuni casi, inoltre, fattori psicologici possono influenzare o amplificare la percezione dei sintomi visivi.
La relazione, quindi, non è necessariamente “ansia oppure vista”: i due aspetti possono interagire in modo complesso.
Questo è uno dei motivi per cui, quando un disturbo visivo si ripete, è utile considerarlo nel suo insieme invece di cercare una sola spiegazione.
Che ruolo può avere un'analisi visiva funzionale?
Un'analisi visiva funzionale può approfondire, in base alle esigenze della persona, aspetti come accomodazione, convergenza, visione binoculare e motilità oculare.
Lo scopo non è diagnosticare o trattare l'ansia, né stabilire che un disturbo visivo ne sia la causa. Può invece aiutare a capire se sono presenti caratteristiche del funzionamento visivo che meritano attenzione e se i sintomi compaiono soprattutto in determinate attività o condizioni.
Quando emerge una componente visiva, eventuali esercizi o un percorso di visual training devono essere scelti sulla base delle caratteristiche rilevate, senza considerarli come una terapia per l'ansia.
Se ansia e disturbi visivi si presentano insieme e i sintomi si ripetono, può essere utile osservare anche come funziona il sistema visivo nelle attività quotidiane.
Se vuoi capire se un'analisi visiva funzionale può essere adatta alla tua situazione, puoi contattarmi attraverso la sezione Contatti del sito.
Riferimenti scientifici
- Armstrong RA, Olatunji BO. Eye tracking of attention in the affective disorders: a meta-analytic review and synthesis. 2012. PubMed 23059623.
- Clauss K, et al. Eye tracking evidence of threat-related attentional bias in anxiety- and fear-related disorders: A systematic review and meta-analysis. 2022. PubMed 35279537.
- Staab JP. The influence of anxiety on ocular motor control and gaze. 2014. PubMed 24335800.
- Sheppes G, et al. There's more to anxiety than meets the eye: isolating threat-related attentional engagement and disengagement biases. 2013. PubMed 23356563.

Articolo scritto da Chiara Salò